Le politiche industriali europee: nuovi obiettivi al 2035 e impatti per l’Italia

La Commissione europea ha avviato una nuova strategia per il rafforzamento della base industriale dell’Unione, fissando un obiettivo di medio-lungo periodo: portare il contributo della manifattura al 20% del Pil entro il 2035. L’iniziativa si inserisce nel quadro della proposta di regolamento denominata “Industrial Accelerator Act”, presentata il 4 marzo, che mira a sostenere la competitività industriale europea e a promuovere la transizione verso modelli produttivi a basse emissioni.

 

Per l’Italia, il raggiungimento del target comporterebbe un incremento significativo rispetto all’attuale incidenza del settore, pari a circa il 15% del Pil. In termini assoluti, ciò si tradurrebbe in una crescita dell’ordine di oltre 100 miliardi di euro, richiedendo interventi strutturali e un rafforzamento delle politiche industriali nazionali.

 

L’iniziativa europea si colloca in un contesto caratterizzato da una progressiva riduzione del peso della manifattura sull’economia dell’Unione. Secondo i dati disponibili, la quota sul Pil è diminuita dal 17,4% nel 2000 al 14,3% attuale, evidenziando una dinamica che le istituzioni europee considerano critica sotto il profilo della competitività strategica e della resilienza economica.

Il nuovo quadro normativo introduce una serie di strumenti volti a favorire la produzione interna e a ridurre le dipendenze da fornitori extra-Ue. Tra le principali misure figurano requisiti relativi all’origine europea dei componenti, criteri ambientali più stringenti per l’accesso agli appalti pubblici e condizioni per l’erogazione di incentivi nazionali. Sono inoltre previste disposizioni in materia di controllo degli investimenti esteri, con l’obiettivo di garantire maggiore coerenza con le priorità industriali dell’Unione.

 

Particolare attenzione è rivolta ai settori strategici, tra cui l’industria automobilistica, le tecnologie per la transizione energetica e i comparti ad alta intensità energetica. In tali ambiti, l’accesso ai benefici pubblici sarà subordinato al rispetto di specifici requisiti, tra cui livelli minimi di contenuto europeo nelle produzioni.

 

Il percorso di adozione del regolamento, che coinvolgerà il Consiglio e il Parlamento europeo, si preannuncia articolato. Prime valutazioni da parte degli stakeholder evidenziano la necessità di garantire un equilibrio tra gli obiettivi di autonomia strategica, la sostenibilità dei costi per le imprese e la semplificazione del quadro regolatorio, con particolare riferimento all’impatto sulle piccole e medie imprese.

 

In questo scenario, il raggiungimento del target fissato al 2035 rappresenta una sfida rilevante non solo per l’Italia, ma per l’intero sistema industriale europeo, chiamato a coniugare crescita, innovazione e sostenibilità in un contesto globale sempre più competitivo.


Fonte di riferimento: https://24plus.ilsole24ore.com/art/manifattura-e-target-ue-l-italia-dovra-crescere-cinque-punti-AIgkmFzB