Le PMI italiane ancora indietro sulla trasformazione digitale: ricerca, AI e innovazione per crescere

La digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane continua a procedere a rilento. Secondo le più recenti analisi di settore, circa il 76% delle PMI investe ancora poco o nulla in ricerca e sviluppo, un dato, emerso dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, che evidenzia il ritardo del sistema produttivo nazionale nell’adozione di tecnologie avanzate e modelli innovativi.

 

Le difficoltà emergono soprattutto sul fronte dell’intelligenza artificiale. Nonostante la crescita del mercato AI in Italia e il forte interesse generato dalle tecnologie generative, l’utilizzo concreto di questi strumenti resta limitato nelle imprese di dimensioni medio-piccole. Le sperimentazioni risultano ancora sporadiche e spesso prive di una strategia strutturata.

 

A frenare gli investimenti contribuiscono diversi fattori: la carenza di competenze digitali, la difficoltà nel reperire personale specializzato, i costi di implementazione e una cultura aziendale ancora poco orientata all’innovazione. Molte PMI continuano infatti a utilizzare strumenti digitali solo in maniera parziale, senza integrarli realmente nei processi produttivi e organizzativi.

Il ritardo italiano appare evidente anche nei dati relativi alla ricerca e sviluppo. Gli investimenti nazionali in R&S si attestano intorno all’1,5% del PIL, un valore inferiore rispetto alla media europea superiore al 2%, con effetti diretti sulla competitività delle imprese nei mercati internazionali.

 

Parallelamente, il panorama delle startup e delle PMI innovative mostra segnali contrastanti. Secondo l’Osservatorio Startup Innovative di CRIBIS, nel 2025 in Italia risultano attive circa 11.090 startup innovative, in calo del 4,2% rispetto all’anno precedente. La maggiore concentrazione si registra nel Nord-Ovest del Paese (36,9%), mentre la Lombardia si conferma la regione leader con il 29,1% delle realtà innovative nazionali, seguita da Campania (12,4%) e Lazio (11,4%).

 

I settori più dinamici risultano essere quelli legati alla programmazione informatica, che rappresenta circa il 39,3% delle startup innovative, seguiti dalla ricerca e sviluppo sperimentale nelle scienze e nell’ingegneria (11,4%) e dalle attività digitali collegate ai servizi web. Tuttavia, anche tra le imprese innovative permane un gap significativo sul piano della maturità digitale: oltre un quarto delle startup presenta infatti un livello medio-basso di digitalizzazione.

 

Le PMI innovative, introdotte nel sistema normativo italiano nel 2015, rappresentano oggi uno strumento fondamentale per sostenere la crescita tecnologica del Paese. Si tratta di imprese orientate allo sviluppo di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico, spesso nate dall’evoluzione di startup innovative ormai mature.

 

Nonostante alcuni segnali positivi, il divario rispetto ai principali ecosistemi europei rimane ampio. Francia e Germania continuano infatti ad attrarre investimenti molto superiori rispetto all’Italia, soprattutto nei comparti AI, deeptech e automazione industriale. Gli esperti sottolineano quindi la necessità di rafforzare gli incentivi pubblici, aumentare gli investimenti privati in innovazione e promuovere programmi di formazione avanzata per accompagnare le PMI nella transizione digitale.

 

Senza un’accelerazione significativa su ricerca, competenze e adozione tecnologica, il rischio è che una parte importante del tessuto imprenditoriale italiano resti esclusa dai processi di trasformazione che stanno ridefinendo l’economia globale.

 

Fonte di riferimento
https://www.innovationpost.it/attualita/poca-rs-e-pochissima-ai-per-il-76-delle-pmi-la-digitalizzazione-e-ancora-molto-lontana/