La manifattura italiana ha superato i partner europei in termini di tecnologia ed export

Chiuso il 2025 con un fatturato superiore a 1.120 miliardi di euro, la manifattura italiana ha scalato le classifiche europee grazie ad un’accelerazione della produzione che ha lasciato indietro Francia, Spagna e una Germania ancora in terreno negativo. Il binomio tra investimenti tecnologici ed export si è rivelato la leva decisiva di un anno che ha ridisegnato le gerarchie industriali del continente.  

 

Mentre buona parte dell’Europa industriale arranca, l’Italia cambia marcia. Nella seconda metà del 2025 la produzione manifatturiera nazionale ha registrato una variazione positiva dell’1,7% su base annua (luglio–novembre), superando sia la Francia (+1,3%) sia la Spagna (+1,4%) e distaccando nettamente la Germania, ancora ferma a un –0,7%.  


Lo rileva l’Analisi dei Settori Industriali elaborata da Prometeia e Intesa Sanpaolo nel febbraio 2026. Il fatturato complessivo del settore ha sfiorato — e in molti comparti superato — i 1.120 miliardi di euro, allineandosi ai picchi del biennio 2022-2023 e superando del 23% i valori pre-pandemia del 2019. 
Non si tratta di un rimbalzo congiunturale: i dati descrivono una robustezza di sistema che va oltre il ciclo economico.  


A guidare la ripresa sono i comparti a più alto contenuto tecnologico. L’elettrotecnica segna un incremento del 3,8%, la farmaceutica del 3,3% e la meccanica del 3,1%. 
I primi due beneficiano in modo diretto degli incentivi di Transizione 5.0, il piano che sostiene la trasformazione digitale e green del sistema produttivo. Il comparto farmaceutico ha però un valore aggiunto tutto suo: l’export in valore è cresciuto del 33,8%, una performance senza paragoni nell’industria nazionale. Sul fronte delle vendite estere, il 2025 ha confermato quanto l’export sia il pilastro del manifatturiero italiano. Nei primi dieci mesi dell’anno le esportazioni di beni manufatti sono cresciute del 3,8%, contribuendo a mantenere il saldo commerciale — al netto della bolletta energetica — oltre quota 90 miliardi di euro.


La sfida più delicata si è giocata sulla tenuta delle quote nei principali mercati UE: in Francia l’Italia ha confermato una quota dell’9,3%, in Spagna dell’8,9%, in Germania del 5,8%. Risultati ancora più significativi se si considera che le importazioni europee dalla Cina sono cresciute dell’8,7% nello stesso periodo. 
 L’industria italiana ha dunque retto la concorrenza asiatica anche nei segmenti a contenuto tecnologico medio-alto. Se il 2025 è stato l’anno del rilancio trainato dall’estero e dalla tecnologia, il 2026 si prospetta come l’anno in cui il mercato domestico torna protagonistaSecondo Prometeia e Intesa Sanpaolo, la domanda interna sarà il principale acceleratore della crescita, sostenuta da un nuovo pacchetto di incentivi per i beni strumentali che reintroduce il meccanismo dell’iperammortamento. A rafforzare l’ottimismo, la fiducia dei produttori di beni strumentali è in netto aumento — un segnale che storicamente anticipa cicli di investimento più ampi nell’intera filiera industriale.  


Fonte: Analisi dei Settori Industriali, Prometeia & Intesa Sanpaolo, febbraio 2026
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