Innovazione e giovani: crescono le startup ma diminuiscono i talenti disponibili

Il Mezzogiorno continua a dimostrare una crescente vitalità nel campo dell’innovazione. A trainare questo percorso sono soprattutto le startup e le piccole e medie imprese innovative, che nel 2025 hanno raggiunto quota 2.825 unità nel Sud Italia su un totale nazionale di quasi 15mila. Tra le regioni più dinamiche spicca la Campania, seconda in Italia con oltre 1.500 realtà attive.

 

Un risultato che conferma il rafforzamento della competitività del Mezzogiorno nei settori ad alta intensità tecnologica. Nonostante una disponibilità ancora limitata di capitali privati destinati all’innovazione, il Sud ha migliorato sensibilmente il proprio posizionamento nel digitale e nell’export manifatturiero ad alto contenuto tecnologico, come evidenziato da recenti analisi economiche.

 

Dietro questi segnali incoraggianti si nasconde però una criticità che rischia di rallentare la crescita delle imprese: la progressiva riduzione della presenza di giovani qualificati nel mercato del lavoro. Tra denatalità, invecchiamento della popolazione e continua emigrazione di laureati e professionisti verso altre regioni o all’estero, le aziende incontrano sempre maggiori difficoltà nel reperire competenze specializzate tra gli under 35.

 

Il tema è emerso con forza durante la Conferenza nazionale delle Camere di Commercio tenutasi a Capaccio Paestum. Secondo le analisi del Centro Studi Tagliacarne, il progressivo invecchiamento della forza lavoro non rappresenta soltanto una questione demografica, ma un fattore che incide direttamente sulla capacità competitiva delle imprese e sulla loro propensione all’innovazione.

 

I dati mostrano una correlazione significativa tra presenza di giovani e performance aziendali. Le imprese che riescono ad attrarre e trattenere lavoratori under 35 registrano livelli di produttività superiori e una crescita più sostenuta sia del fatturato sia dell’occupazione. La spinta innovativa, inoltre, tende a raggiungere il suo massimo nelle organizzazioni caratterizzate da una forza lavoro relativamente giovane, mentre diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età media degli occupati.

Secondo le rilevazioni disponibili, oltre la metà delle aziende italiane avrebbe già superato la soglia anagrafica oltre la quale la capacità di introdurre innovazioni di processo e di prodotto tende a ridursi. Un elemento che pone interrogativi importanti sulla competitività futura del sistema economico nazionale.

 

Tra le possibili soluzioni emerge il tema del rientro dei giovani italiani che hanno scelto di costruire il proprio percorso professionale all’estero. Le stime indicano che il ritorno anche solo della metà degli espatriati tra i 20 e i 34 anni emigrati negli ultimi cinque anni potrebbe generare un impatto economico pari a circa 12 miliardi di euro, contribuendo in maniera significativa alla crescita del Pil. Un beneficio che interesserebbe in modo particolare il Sud, da cui proviene una quota rilevante dei giovani che lasciano il Paese.

 

La questione, tuttavia, non è soltanto economica. Le nuove generazioni si muovono oggi all’interno di uno spazio europeo sempre più integrato, caratterizzato da una maggiore mobilità e da minori barriere culturali rispetto al passato. Per questo motivo trattenere o riportare indietro i talenti richiede politiche capaci di offrire opportunità professionali, qualità della vita e prospettive di crescita adeguate alle aspettative di una generazione che guarda sempre più oltre i confini nazionali.

 

Il fenomeno assume dimensioni rilevanti anche dal punto di vista del capitale umano disperso. Secondo alcune stime, il valore economico delle competenze emigrate dall’Italia nell’ultimo decennio supera i 150 miliardi di euro, una cifra che evidenzia l’entità della perdita per il sistema produttivo e per il Paese nel suo complesso.

Intanto il mercato del lavoro continua a evidenziare un forte squilibrio generazionale. Negli ultimi vent’anni la quota di lavoratori over 50 è cresciuta in maniera significativa, mentre quella degli under 35 si è progressivamente ridotta. Parallelamente, quasi una posizione su due destinata ai giovani risulta difficile da coprire a causa della carenza di candidati con le competenze richieste.

 

Le prospettive future non appaiono più rassicuranti. Le stime relative ai prossimi anni indicano infatti una possibile carenza di oltre 13mila laureati Stem ogni anno, con particolare riferimento a figure professionali come ingegneri, economisti e medici.

Una tendenza che il progetto strategico regionale Manifattur@ Campania: Industria 4.0 cerca di ridurre consentendo alle imprese di sviluppare soluzioni ad alto contenuto tecnologico ed innovativo.

 

Fonte di riferimento
https://www.ilmattino.it/cambio_di_paradigma/innovazione_il_sud_spinge_le_startup_ma_la_sfida_e_trattenere_i_suoi_giovani-9577566.html