L’industria manifatturiera italiana continua a mostrare segnali di solidità. A maggio l’indice PMI del settore è salito a 52,9 punti, in aumento rispetto ai 52,1 registrati ad aprile e al livello più elevato degli ultimi quattro anni. Il risultato supera inoltre le aspettative degli analisti, che prevedevano un valore invariato a 52,1 punti.
Nel complesso, l’Eurozona ha evidenziato una crescita più contenuta. L’indice PMI manifatturiero elaborato da S&P Global è infatti sceso a 51,6 punti dai 52,2 del mese precedente. Pur restando sopra la soglia dei 50 punti, che separa la contrazione dall’espansione dell’attività economica, il dato segnala un rallentamento del ritmo di crescita.
Le principali economie europee hanno mostrato performance meno brillanti rispetto a quella italiana. In Germania il PMI è diminuito da 51,4 a 50,1 punti, mentre in Francia è tornato sotto la soglia dell’espansione, scendendo a 49,7 punti dai 52,8 di aprile. Anche la Spagna ha registrato un indebolimento dell’attività manifatturiera, con un indice pari a 51,2 punti, inferiore sia alle attese degli analisti sia al dato del mese precedente.
Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global, il settore manifatturiero europeo continua a espandersi per il quarto mese consecutivo, ma deve fare i conti con crescenti pressioni sui costi e con difficoltà nelle forniture. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le criticità legate al transito nello Stretto di Hormuz stanno infatti incidendo sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime.
L’aumento dei costi energetici e delle risorse produttive ha determinato il più forte incremento delle spese aziendali degli ultimi quattro anni. Parallelamente, i ritardi nelle consegne hanno raggiunto livelli che non si vedevano dalle difficoltà logistiche registrate durante la pandemia. Molte imprese sono quindi costrette a trasferire parte di questi maggiori costi sui clienti finali, alimentando il rischio di nuove pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi.
Negli Stati Uniti, invece, il quadro appare più dinamico. A maggio il PMI manifatturiero destagionalizzato è salito a 55,1 punti dai 54,5 di aprile, evidenziando la crescita più robusta della produzione industriale dal 2022. Anche i nuovi ordini hanno mostrato un’accelerazione significativa.
Tuttavia, gli osservatori invitano alla prudenza nell’interpretazione dei dati. Parte della crescita sarebbe infatti sostenuta dall’accumulo preventivo di scorte da parte delle aziende, che cercano di tutelarsi da possibili interruzioni delle forniture e dall’aumento dei prezzi.
Questa strategia, pur sostenendo temporaneamente produzione e domanda, rende più difficile valutare la reale solidità del comparto manifatturiero. Secondo Williamson, l’attuale corsa alle scorte contribuisce inoltre ad aggravare le tensioni nelle catene di approvvigionamento e a spingere ulteriormente verso l’alto i prezzi di numerose materie prime, in un contesto già caratterizzato da forti incertezze internazionali.
Fonte di riferimento:
https://www.ilmessaggero.it/economia/numeri_veri/italia_manifattura_pmi_massimi_2022-9567789.html?refresh_ce