Il fattore umano si conferma la vera infrastruttura strategica nell’era dell’intelligenza artificiale. È quanto emerge dall’evento H Factor, organizzato da Gruppo Il Sole 24 ORE e Digit’Ed, con la partecipazione di CEO di grandi aziende, rappresentanti istituzionali e top executive search. Il messaggio centrale è netto: investire nei tool non basta. Serve formare le persone e trasformare le organizzazioni nel profondo per generare risultati di business misurabili. Federico Silvestri, AD del Gruppo Il Sole 24 ORE, inquadra la sfida: «Nel paradosso di un mondo disordinato, dove la geopolitica si incrocia con tecnologie in rapida evoluzione, il fattore umano è ancora più centrale. L’AI è un’opportunità, purché mediata dall’intelligenza umana».
Sul fronte formativo, l’accordo con cui Digit’Ed ha acquisito Sole 24 ORE Formazione — con il Gruppo Il Sole 24 ORE entrato nel capitale di Digit’Ed — prefigura il rebranding della 24 ORE Business School in Sole 24 ORE Business School, con un potenziamento strutturale dell’offerta. Davide Vassena, CEO di Digit’Ed, definisce la formazione «una delle principali infrastrutture immateriali del Paese». Sul versante istituzionale, Riccardo Di Stefano, delegato all’Education e Open Innovation di Confindustria, segnala la creazione di una rete di Digital Academy di filiera per colmare il mismatch di competenze: «Le tecnologie evolvono più rapidamente dei cicli formativi. La competitività del Paese passa dalla forza del suo capitale umano». Il modello della filiera 4+2 e l’accordo imminente con Crui, Indire e Rete ITS rafforzano l’ecosistema nazionale di formazione permanente.
A livello di selezione del management, i dati ribaltano le priorità tradizionali: secondo Stefano Valvano, Managing Director & Partner di Russell Reynolds Associates, oggi il 70% del peso nella valutazione dei leader riguarda il potenziale, contro il 30% relativo a esperienza e competenze storiche. Padre Paolo Benanti, professore di Filosofia morale alla Luiss, individua due traiettorie possibili nell’adozione dell’AI: una delega cognitiva virtuosa, che libera l’umano per portare valore nei processi produttivi, e una resa cognitiva passiva allo strumento, «meno produttiva e meno in grado di portare i risultati previsti». Dalla C-suite arrivano le conferme operative: A2A investe oltre 72 milioni di euro annui in welfare, genitorialità e azionariato diffuso; MSD Italia punta sull’evoluzione delle competenze alla velocità del cambiamento; Iliad Italia identifica nelle persone la fonte primaria del successo di lungo periodo.
Fonte di riferimento: “Nell’era dell’AI fattore umano e competenze più strategiche”, di C. Cas., IlSole24Ore