La manifattura italiana apre il 2026 con un bilancio in chiaroscuro. Da un lato, la tenuta sui mercati europei e le performance eccezionali della farmaceutica restituiscono un’immagine di settore ancora competitivo. Dall’altro, il rincaro dell’energia, la debolezza dell’euro sul dollaro e l’incertezza sui dazi americani continuano a pesare sui margini e sulle prospettive di crescita. A complicare ulteriormente il quadro è la rivalutazione dell’euro sul dollaro, arrivato a 1,18 dollari per euro a febbraio 2026 con un ulteriore apprezzamento atteso del +2,8% nel corso dell’anno. Un cambio sfavorevole che erode la competitività di prezzo delle esportazioni italiane sui mercati denominati in dollari, rendendo meno appetibili i prodotti del Made in Italy negli Stati Uniti e nei Paesi emergenti legati alla valuta americana.
I settori più promettenti sono l’elettronica (+2,2% medio annuo atteso nel biennio), trainata dalla domanda legata alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, la meccanica (+2,2%) beneficiaria del ciclo degli investimenti e dei progetti PNRR, e soprattutto il farmaceutico, già protagonista nel 2025 con una crescita della produzione del +3,8% e un surplus commerciale di 11,4 miliardi di euro. In questo segmento, le esportazioni verso gli USA sono cresciute del 54%, a testimonianza di una leadership consolidata su scala globale.
Restano invece in difficoltà l’automotive, crollato del 10,3% nel 2025, penalizzato dalla transizione verso i veicoli elettrici e dall’incertezza normativa europea, e il sistema moda, che con un +0,4% atteso nel biennio continua a registrare livelli produttivi ben al di sotto del pre-Covid, in particolare nel lusso. Entro il 2027, il saldo commerciale manifatturiero italiano è atteso a 113 miliardi di euro, vicino ai massimi del 2023.
La manifattura italiana affronta il 2026 con un bagaglio misto. La tenuta competitiva sui mercati europei e la leadership farmaceutica sono segnali incoraggianti, ma il rincaro dell’energia, la debolezza dell’export extra-UE e la pressione valutaria di un euro forte rimangono ostacoli concreti. La polarizzazione tra settori in crescita farmaceutica, meccanica, elettronica e quelli in sofferenza, auto, moda, chimica riflette una transizione strutturale che richiede politiche industriali mirate e investimenti in innovazione. Il 2026 si profila come il primo anno di svolta per una crescita in ripresa del settore manifatturiero.
Fonti di riferimento: Prometeia / Intesa Sanpaolo — Analisi dei Settori Industriali (feb. 2026); Centro Studi Confindustria — Congiuntura Flash (feb. 2026); Imprese Territorio; FIRSTonline; Industria Italiana.